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LA NOSTRA STORIA
Il 9 febbraio 1976 i sei soci fondatori (Aldo Morandi, Alberto Coser, Armando Dallavalle, Sergio Groppa, Sergio Maino, Sergio Mazzalai), alcuni dei quali già attivi in ambito sanitario (primario ortopedico, infermiere traumatologico, responsabile della CRI), ufficializzarono la nascita della «Croce Bianca Trento», ente che avrebbe operato nel settore trasporto infermi con finalità umanitarie facendo leva principalmente sull'impegno gratuito del volontariato.
Il progetto era maturato l'anno prima a seguito di alcuni avvenimenti che imponevano un cambio di rotta (a livello locale la stampa più volte aveva denunciato i disservizi della CRI, organizzazione in parte di volontariato dai grandi meriti storici sorta ufficialmente in Trentino nel 1949 e sostenuta dall'ente pubblico ormai da vari decenni; a livello nazionale il Parlamento aveva fissato la cessazione della contribuzione pubblica ad alcuni enti, tra i quali la CRI, e contemporaneamente stava approvando la «Riforma dell'Assistenza Pubblica»).
La Croce Bianca Trento costituiva, nel panorama provinciale, una realtà innovativa (spirito filantropico ad impronta laica; indipendenza dai partiti; gelosa autonomia dalla struttura pubblica; configurazione aziendale per dimensioni, organizzazione funzionale, l'impegno nel rinnovamento tecnologico e nell'efficacia sociale, autosufficienza economica) che, affondando le radici nella nuova coscienza sociale cresciuta col '68, si presentava come reazione all'inefficienza, alla presunzione ed al «centralismo» del Welfare State locale sviluppatosi negli anni '70. L'ostilità frutto della carenza di cultura non-profit tipica del tempo, produsse conseguenze rilevanti sulla sopravvivenza dell'Ente. Da un lato CRI ed Istituti Ospedalieri opposero un netto rifiuto ad ogni forma di collaborazione arrivando ad attuare politiche di ribasso tariffario; dall'altro le autorità politiche, nutrendo dubbi circa la possibilità per associazioni di volontariato di sostituire la CRI, temporeggiarono fino a luglio 1977 nella concessione dell'autorizzazione speciale al trasporto istituendo persino una apposita Commissione Sanitaria la quale ne sconsigliò la concessione. Solo grazie alla pazienza ed alla tenacia dei fondatori animati da spirito pionieristico grazie all'affiliazione alla «Federazione Nazionale Associazioni di Pubblica Assistenza e Soccorso» alcuni mesi più tardi arrivò la prima autorizzazione provvisoria e nel '79 il riconoscimento della personalità giuridica da parte del Commissariato del Governo. L'avversione delle autorità, che stemperò via via fino alla concessione nell'81 di un congruo sostegno finanziario, ha condizionato la vita economica (basso tariffario, contribuzione pubblica negata, riscossione ritardata dei rimborsi) ed ha compromesso l'efficacia qualitativa (strumentazione vetusta) per tutti i primi cinque anni. A rendere più difficoltosa la sopravvivenza dell'Ente nei primi anni si aggiunsero grossi problemi nella gestione economica e delle risorse umane per mancanza di specifiche competenze e per l'impossibilità di una presenza costante in sede. Se l'Ente non ha potuto espletare quel ruolo qualitativo che era negli auspici dei fondatori, si deve tuttavia ammettere che, almeno a livello di efficacia quantitativa, il contributo è stato ragguardevole, a dimostrazione che la CRI non era più in grado di soddisfare la crescita dei bisogni in questo settore.
Il primo luglio '76 l'Associazione (1750 soci, 54 volontari dei quali 18 provenivano dalle fila della CRI), sorta sotto gli auspici della Croce Bianca di Bolzano che aveva assicurato l'assistenza tecnica ed aveva donato la parte della strumentazione veicolistica (3 veicoli obsoleti e vetusti con oltre 1.000.000 di Km che si aggiungevano all'ambulanza nuova donata dalla Magnifica Comunità di Folgaria), divenne finalmente operativa nella sede di via Marsala che nel frattempo era stata approntata e che verrà occupata fino al '96 (anno in cui ci fu il trasferimento a nord di Trento). Fin da subito l'Ente cercò di offrire un servizio a 360 gradi (nel 1979 si acquistò persino un gommone attrezzato per la sorveglianza lacustre) con la conseguenza che si dovette ricorrere al lavoro retribuito di dipendenti semestrali e gettonati (gli equipaggi partivano nel cuore della notte per effettuare i trasporti dializzati da tutta la provincia ai centri di Trento e di Bolzano) e cercò di provvedere all'autofinanziamento attraverso molteplici attività (tesseramento, raccolta fondi, veglione di fine anno, iniziative culturali e musicali presso teatri cittadini, organizzazione di corsi per maestri di sci al Tonale, raccolta carta e ferro per le vie cittadine per le quali si erano acquistati i 2 furgoncini).
L'ampliamento progressivo dell'offerta di servizi portò all'inaugurazione ufficiale ('80) della filiale di Segonzano, primo centro di quella rete di assistenza volontaria che la dirigenza progettava di creare in provincia. Improvvisamente vennero al pettine gli errori amministrativi degli anni passati: inadempienze di legge e leggerezze gestionali sprofondarono l'Associazione in un vortice di contestazioni (interne ed esterne) che gettarono nello sconforto il consiglio direttivo e che misero in forse la sopravvivenza stessa dell'Ente. Nello stesso anno le urne decretarono il primo direttivo eletto (Aldo Morandi, Giorgio Andreatta, Piergiorgio Angeli, Armando Dallavalle, Mario Eichta, Mario Malossini, Lucia Manfredini, Giovanni Pinamonti, Giuseppe Predella, Ivo Riccamboni, Marco Zorzi) che, guidato ancora dal presidente fondatore, comprendeva volontari desiderosi di impegnarsi nella gestione ed esponenti delle istituzioni pubbliche. Dopo pochi mesi però il presidente e due consiglieri rassegnarono le proprie dimissioni per cui si giunse a nuove elezioni (Italo Scarperi, Andreatta Giorgio, Angeli geom. Piergiorgio, Enzo Broseghini, Crepaz, Marco Faes, Giorgio Montanari, Aldo Moranti, Luigi Mosna, Giovanni Pinamonti, Marco Zorzi).
In relazione alle profonde modificazioni della struttura sanitaria (nascita delle USL e creazione dello STI) il secondo quinquennio porta profonde modificazioni all'Ente sia nei rapporti con l'ambiente esterno sia nelle relazioni interne. Artefice del mutamento è stato il nuovo presidente dal «pugno di ferro», che, già dirigente pubblico, ha voluto imprimere una svolta nella gestione delle risorse umane e nella conduzione economica: 1) non più politica di apertura indiscriminata per garantirsi quel numero (130/150 unità) giudicato ottimale per le esigenze operative dell'Ente, ma drastica riduzione degli effettivi a quelle poche decine (allontanamento di oltre metà dei volontari) disposte a lavorare con dedizione, disciplina, consapevolezza dei valori associativi e preparazione professionale; 2) ricerca dell'aiuto finanziario della struttura pubblica e privata che procurò cospicui contributi finanziari grazie ai quali l'Ente ha potuto rinnovare il parco macchine e la strumentazione tecnologica, dotarsi di tutto il materiale indispensabile per un istituto sanitario e crearsi una riserva finanziaria cospicua. Eppure la stagione dei «pochi ma buoni» ebbe come conseguenza, oltre al ridimensionamento della performance, anche il crescente ruolo del personale dipendente. L'atteggiamento decisionista di questo presidente provocò l'opposizione dell'intero consiglio soprattutto sulle decisioni riguardanti la struttura a rete dell'Ente (rinuncia all'aggregazione con la Croce Bianca di Canazei, distacco nell'83 della sezione di Segonzano fondata nel '79, supporto solo logistico di Folgaria e di Cles) e le coneguenti dimissioni ('83) che posero fine al tentativo di dare al complesso un'impronta più ordinata e professionale, anche se meno pretenziosa sul piano quantitativo. L'anno successivo ('84) crollando ruolo ed operatività per incapacità del consiglio di mantenere la rete di contatti con l'ambiente esterno terminarono i finanziamenti pubblici e privati. Il sottodimensionamento del personale volontario, che tocca il più basso livello della storia, determina l'impennata dei costi per il lavoro dipendente mentre certe scelte discutibili di gestione economica causarono la crescita della spesa di manutenzione e di struttura. Comincia così quel deficit di bilancio che verrà accentuandosi negli anni seguenti fino a raggiungere le pesanti proporzioni degli anni '90. Una svolta si ebbe con il nuovo direttivo '85 (Pietro Colombara, Maurizio Bellutti, Enzo Broseghini, Luigi Mosna, Maurizio Postal, Giovanni Pinamonti, Virginio Pisoni) che seppe creare le premesse per il rilancio dell'immagine e per il buon successo operativo degli anni '87-'88, agendo soprattutto sul piano della selezione delle risorse umane con corsi di formazione finalmente rigorosi e severi. L'operato dei medici entrati in consiglio valse a richiamare nuove leve in Associazione ed a rilanciare l'Ente come istituto sanitario affidabile sul piano professionale ed efficace sul piano operativo. Si decise di puntellare le molteplici carenze dello STI, allora incapace di coprire l'intero territorio provinciale, con la creazione a fine '85 delle sezioni di Vezzano e di Fai della Paganella e nei mesi invernali a Vanezze (Bondone) un ambulatorio medico, una postazione ambulanza con 2 operatori ed un equipaggio di pronto intervento sulle piste dotato di «toboga». L'inefficienza però della struttura a rete e la trascuratezza delle relazioni esterne portarono l'anno successivo alle dimissioni di mezzo direttivo ed al suo rinnovo l'anno dopo ancora (Virginio Pisoni, Bellutti Maurizio, Faes Marco, Mottes Gianni, Mosna Luigi, Postal Maurizio, Travaglia Marta).
La litigiosità e la frammentazione diventate croniche si sono ripercosse sul rendimento, sull'operatività, sui costi del personale e sul sostegno delle autorità che dopo gli elogi alla professionalità nel biennio '87-'88 hanno assunto atteggiamento critico bloccando tariffe e finanziamenti ('93-'95). Il direttivo eletto nell'88 (Virginio Pisoni, Carlo Chelodi, Paolo Dallapé, Adriano Di Paolo, Renato Leopardi, Marta Travaglia, Stefano Rigotti, Andrea Scardigli, Maurizio Scozzi) capitolò tre anni dopo allorché 20 volontari autosospendendosi dal servizio, nel denunciare all'opinione pubblica ed alle autorità la trascuratezza igienica (presunta) di sede ed ambulanze nonché la conflittualità tra volontari e dipendenti, suscitarono allarme provocando un'interrogazione in consiglio provinciale. Il direttivo neoeletto (Maria S. de Unterrichter, Aldo Cutroneo, Francesca Dalvit, Asterio Fabbro, Paolo Gasperi, Renato Leonardi, Paolo Perego, Andrea Scardigli) cercò con riunioni ed assemblee di responsabilizzare i volontari sulla necessità di coesione ed impegno con risultati però non soddisfacenti: migliorò la convivenza ed aumentò sensibilmente il rendimento, specie dello zoccolo duro, ma l'obiettivo di ridurre l'apporto dei dipendenti non fu raggiunto così che la neopresidentessa ben presto rassegnò le dimissioni lasciando l'associazione priva di una guida autorevole e compromettendo il ruolo dell'Ente nello scenario sanitario futuro (nascita 118 Trentino Emergenza). Fu così che il neodirettivo del '92 (Maurizio Bellutti, Ruggero Bisson, Francesca Dalvit, Claudio Deavi, Roberto Ferrais, Paolo Gasperi, Carlo Rovati) ristrutturò i rapporti interni recuperando il rendimento volontario, migliorò l'immagine dell'Ente presso l'opinione pubblica offuscata dalle insinuazioni dei mass-media l'anno precedente, intraprese alcune iniziative (trasporto gratuito di medicinali per la Caritas nei Balcani durante la guerra serbo-bosniaca, manifestazioni culturali, spettacoli, …) e si indirizzò verso una "ristrutturazione aziendale". I costi progressivi per i dipendenti e la stagnazione delle entrate per il calo costante della performance a causa del boicottaggio degli operatori del 118 e per il blocco delle tariffe decretato dalle autorità portarono l'Ente sull'orlo della chiusura ('95). Fu in quest'anno che con il licenziamento di quasi tutti i dipendenti e la loro contemporanea sostituzione con gli obiettori di coscienza iniziò un periodo florido continuato nella gestione del direttivo eletto nel '97 (Adriano Ciola, Fernando Cioffi, Mario Favaron, Paolo Ferni, Leonardo Gadotti, Paolo Gasperi, Pio Vinotti, Vittorio Zanettin) il quale, grazie anche alle entrature ed alla cocciuta ed ostinata testardaggine del presidente è rimasto in carica, con sostituzioni in corsa, fino al 2009 anno di insediamento del nuovo consiglio direttivo nei locali ancor oggi occupati a partire dal 2006 in via Maccani.
“Estratto dalla tesi di laurea di Gadotti Leonardo”
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